Le condizioni nutrizionali e ambientali della madre nelle prime fasi della gestazione possono influenzare lo sviluppo fetale e la salute della prole. Questo studio pilota analizza come una restrizione energetica nelle giovenche da latte incida sulla crescita, sulla digeribilità e sulla biometria del tratto gastrointestinale delle vitelle. Di seguito l’approfondimento.

L’esposizione materna a fattori di disturbo a partire dal periodo peri‑concepzionale e durante la gravidanza può alterare lo sviluppo del feto, influenzandone le funzioni fisiologiche e la salute postnatale. Tali fattori includono condizioni quali lo stress da calore e gli squilibri nutrizionali materni. Nei ruminanti, le condizioni materne durante la gestazione possono influenzare diverse caratteristiche fenotipiche della prole, tra cui peso alla nascita, tassi di crescita, produzione di latte, sviluppo ovarico, modelli comportamentali e sviluppo degli organi viscerali. Questi fenotipi possono avere conseguenze a lungo termine sulla produttività e sulla longevità della mandria.

Circa il 75% dello sviluppo fetale avviene durante l’ultimo mese di gestazione, con un tasso di crescita di 0,5 g/giorno per kg di peso corporeo materno; pertanto, si riteneva che il fabbisogno energetico nel primo trimestre fosse meno rilevante per la salute fetale rispetto al secondo e al terzo trimestre nei bovini. Recentemente questo concetto è stato messo in discussione, sulla base di evidenze che indicano come le carenze nutrizionali nella prima fase della gestazione possano avere conseguenze negative sulle prestazioni e sulla salute della progenie.

In particolare, le giovenche da latte concepiscono generalmente per la prima volta a 15 mesi e devono ripartire la propria energia per sostenere sia la crescita fetale sia i propri bisogni, poiché sono ancora in fase di crescita. Di conseguenza, il concepito può essere esposto a una carenza di nutrienti sin dalle prime fasi della gestazione, con effetti negativi per la prole, poiché la maggior parte degli organi fetali e la placenta si formano entro i 50 giorni successivi all’accoppiamento e rispondono ai cambiamenti endocrini, fisiologici e metabolici della gravidanza.

Attualmente sono disponibili dati limitati riguardo agli effetti di un’alimentazione materna squilibrata durante la prima fase della gestazione sullo sviluppo del tratto gastrointestinale (GIT) nelle vitelle, in particolare in relazione alla fisiologia intestinale postnatale, all’assorbimento dei nutrienti e alla funzione digestiva. I meccanismi biologici attraverso i quali le condizioni intrauterine possono influenzare la fisiologia del GIT e i successivi risultati produttivi rimangono poco chiari. Questa lacuna conoscitiva potrebbe derivare dal fatto che la maggior parte delle evidenze disponibili proviene dalla progenie fetale, nonostante il continuo sviluppo postnatale di diversi organi viscerali.

In questo contesto, abbiamo ipotizzato che la denutrizione dal periodo preconcezionale alla prima fase della gestazione nelle giovenche da latte possa alterare l’assunzione di sostanza secca (DMI), l’incremento ponderale giornaliero medio (ADG), i modelli comportamentali, la digeribilità apparente totale del tratto (ATTD) e la biometria del tratto gastrointestinale nella progenie femminile. Nello specifico, il presente studio mirava a indagare l’impatto dell’alimentazione delle giovenche da latte con una quantità ridotta (60% del fabbisogno energetico di mantenimento) a partire da 10 giorni prima del concepimento fino all’80° e 120° giorno di gestazione, sulla loro progenie femminile giovanile. Pertanto, abbiamo stimato:

  1. DMI, ATTD, insulina circolante, modelli alimentari e altri modelli comportamentali nelle madri;
  2. ATTD, comportamento e misurazioni biometriche del GIT nelle figlie femmine prepuberali.

Conclusioni e possibili sviluppi dello studio

I nostri risultati suggeriscono che la restrizione nutrizionale materna nelle giovenche da latte, a partire da 10 giorni prima del concepimento fino alla fase iniziale della gravidanza, possa influenzare la loro assunzione giornaliera di foraggio (DMI) per tutta la gestazione, senza compromettere le funzioni digestive e i modelli comportamentali dopo il periodo di restrizione.

Inoltre, i nostri dati non hanno evidenziato alcun effetto dell’alimentazione materna durante la fase iniziale della gravidanza sugli esiti della prole, poiché le vitelle nate da giovenche sottoposte a restrizione nutrizionale hanno presentato valori simili in termini di DMI, ADG, digeribilità dei nutrienti, peso e lunghezza degli organi rispetto alle coetanee del gruppo di controllo.

 

Fonti: Il presente articolo è un estratto della pubblicazione intitolata “A pilot study to examine the impact of energy restriction in pregnant heifers on female offspring performance, diet digestibility and gastrointestinal tract biometry”, disponibile sull’Italian Journal of Animal Science:
https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/1828051X.2026.2711121

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